Genitori che volete orientare i vostri figli: aiutateli a capire di cosa è fatta la loro libertà

I primi mesi dell’anno sono anche il periodo delle scelte importanti per i ragazzi, l’iscrizione alle scuole superiori, l’avvicinarsi del momento di decidere la facoltà universitaria, un corso professionalizzante o altro. Bivi, insomma.

Noi genitori siamo pieni di dubbi e di smarrimento e non sempre condividiamo le idee dei nostri figli, specialmente quando ci sembrano un ripiego. Vorremmo il meglio per loro, i percorsi più ambiziosi, ma allo stesso tempo una voce ci dice che non è giusto imporci e che, in fondo, fare un percorso per cui ci si sente predisposti e portarlo a termine, è sempre meglio che iniziarne uno troppo sfidante per poi arenarsi. Un’altra voce opposta, però, ci dice che i nostri figli non possono essere davvero in grado di sapere per cosa sono portati, quale percorso li attira.

Insomma, da una parte ci rendiamo conto che molte loro scelte sono il frutto di effimeri slanci del momento, dall’altra non siamo certi che questi slanci vadano censurati e piegati al nostro modo di pensare, alla nostra esperienza. Che equivale al tormento di ogni buon genitore, da sempre: capire in che misura sia giusto sovrapporre la propria esperienza, la propria vita, i propri rimpianti, alla vita dei propri figli. A tutto questo si aggiunge, a volte, la sconfortante osservazione della loro apatia, del loro trascinarsi senza una meta, della loro mancanza di grinta e di impegno, dei loro desideri poco ambiziosi. Osservazione che, certo, avviene attraverso la lente di ingrandimento dei nostri occhi ansiosi (probabilmente gli stessi occhi che i nostri genitori puntavano su di noi) ma in cui un fondo di verità sicuramente c’è, perché è parte integrante del processo di crescita.

Lo sappiamo, non esiste una risposta univoca e valida per tutti a questi dubbi, quindi continueremo a tormentarci. Ma è molto, moltissimo, quello che possiamo fare per far sì che i nostri figli siano, perlomeno, più consapevoli nelle scelte che fanno. E una delle cose che possiamo fare (oltre, va da sé, a tutto ciò che mira ad approfondirne attitudini, desideri, passioni) è aiutarli ad alzare lo sguardo e a dare un po’ più di concretezza alla parola “futuro”.

Se è normale che alla loro età non possano ancora avere le risposte, aiutiamoli almeno a formulare le domande.

Partiamo da un dato di fatto. I ragazzi hanno una meravigliosa predisposizione, quella di vivere il presente. Un atteggiamento mentale che poi da adulti cerchiamo faticosamente di ritrovare, quasi sempre invano. Quello sguardo sul qui e ora che però li porta (ci porta tutti, a quell’età) a ingigantire il valore della loro libertà attuale e a sottostimare o addirittura non considerare affatto il valore della loro libertà futura, quel “resto della mia vita” che sembra un’idea vaga e sfumata, ma che in realtà arriva in un lampo e dura molto più a lungo.

In nome della libertà di oggi (“sono come sono”, “voglio vivere la mia vita”, “lasciami libera”…) i ragazzi si ribellano alle costrizioni, sfuggono ciò che crea loro ansia e paura, schivano la responsabilità e l’impegno, seguono slanci che danno un appagamento immediato. Credendo, appunto, di farlo per difendere la propria libertà. Come è normale che sia, intendiamoci. Ma è proprio in questo che gli adulti possono essere utili, nell’aiutarli a guardare oltre e a capire che la loro libertà di domani può essere molto più ampia, molto più duratura, molto più divertente e godibile. Una libertà fatta sostanzialmente di una cosa: possibilità di scegliere chi essere e cosa fare. Una libertà tangibile che però va acquistata pagando un prezzo oggi. Perché domani quella libertà potrebbe non essere più in vendita. È un affare da cogliere al volo, in questa finestra temporale della loro vita, prima che il negozio chiuda.

E allora il primo obiettivo è questo: dare sostanza alla parola libertà. Chiedete cosa vuol dire, per loro, essere liberi. Ma non vi fermate a una generica definizione di libertà come ideale astratto. Fateli riflettere sui fatti concreti che, per loro, fanno di una persona una persona libera. Perché questo è il punto: la libertà è fatta di elementi concreti. Alcuni di questi, fortunatamente, sono stati conquistati da altri prima di noi (e vanno difesi ogni giorno), nella parte di mondo in cui viviamo: la libertà di parola, la libertà di movimento, la libertà di amare chi vogliamo. Altri, molti altri, ognuno deve conquistarseli con il proprio impegno quotidiano: il lavoro che desideriamo, una disponibilità economica adeguata, relazioni di qualità, tempo libero, possibilità di progettare un viaggio, possibilità di decidere in quale paese abitare. Possibilità di decidere autonomamente per la propria vita, insomma. Tutti elementi che variano da persona a persona ma che hanno tutti in comune un aspetto: non arriveranno in regalo per il solo fatto di essere diventati adulti, anzi.

Chiedete loro, guardando tra le persone che conoscono, chi identificano come persone libere e chi no. E perché. Chiedete di guardare ai loro genitori (voi) e chiedete se li (vi) ritengono liberi. E perché.
Ascoltateli davvero, senza giudizi preconcetti. Ma al contempo guidateli nell’identificazione dei fatti, nell’analisi logica delle situazioni presentate. Soprattutto, guidateli nell’identificazione dei rapporti causa-effetto.

Una connessione, questa, che può sembrare talmente scontata da venire ignorata creando, nei ragazzi (e in molti adulti, a dire il vero) uno scollamento. Scollamento tra azioni e risultati, tra desideri e costo da pagare per realizzarli, tra unità di tempo quotidianamente investite e approssimarsi o meno alla meta.

Questo scollamento è normale, perché fino a una certa età ci si muove dentro le rassicuranti mura domestiche, dove più o meno ci si può permettere di essere e di fare quasi tutto. Ma se non alziamo lo sguardo finiamo per convincerci che anche fuori da quelle mura le regole del gioco saranno le stesse, che avremo quel che ci è dovuto. E ci ritroveremo presto a piangerci addosso se il mondo non ci avrà fatto trovare il lavoro che meritiamo, se non guadagneremo quanto vorremmo, se continueremo a dipendere da qualcuno, proprio quando davamo per scontato che saremmo diventati finalmente liberi.

Fornite quindi loro input di qualità, ogni giorno, parlate del vostro lavoro, in dettaglio, coinvolgeteli. Alimentate la loro mente, la loro curiosità, anche quando sembrano assolutamente disinteressati a tutto. I vostri input arrivano e vengono elaborati.

Quando li avrete aiutati a formulare qualche domanda sul tipo di libertà che immaginano per il loro futuro, è possibile provare a fare il passo successivo. Perché qualunque sia il percorso che si intende intraprendere, il tipo di scuola, la facoltà universitaria, la carriera sportiva o artistica, lo si può vedere alla luce di questi ragionamenti e provare a capire se dietro una scelta c’è una reale attitudine, una passione consapevole, una paura, un bisogno di omologazione, una comodità logistica, il desiderio di accontentare i propri genitori. O semplicemente il totale disorientamento. Tutte motivazioni normalissime ma che vale la pena scandagliare bene, soprattutto se si sta per scegliere un percorso molto specialistico. Questo infatti, se intrapreso in modo superficiale, rischia di tagliare rami importanti della preparazione generale senza ancora sapere che tipo di pianta si vuole diventare, attivando quella che in termini informatici si chiamerebbe “prematura ottimizzazione”.

Non è sempre facile capire quali siano le scelte giuste, quelle che ci daranno le maggiori possibilità di raggiungere la libertà che abbiamo immaginato per il nostro futuro. Ma è invece molto più prevedibile il ruolo che avranno il massimo impegno quotidiano e la fatica. Per dirla banalmente, nessun acquisto di valore può essere fatto a un prezzo basso. Ma se i nostri figli acquisiranno consapevolezza del valore della loro libertà, pagheranno quel prezzo con più convinzione, non cederanno alla tentazione di arrendersi, supereranno smarrimento, ansia e paura. Perché anche smarrimento, ansia e paura possono diventare alibi. E fa parte del prezzo da pagare lo sforzo di superarli acquisendo in prima persona le risorse necessarie per farlo.

Non esistono ambizioni troppo sfidanti in assoluto. Esistono ambizioni per le quali non siamo disposti o non abbiamo davvero voglia di pagare il prezzo di una pianificazione e di un lavoro quotidiano. Può anche succedere di non avere le capacità adeguate, nulla di male, ma è molto raro poterlo sapere con certezza ancor prima di averci provato, e spesso la storia delle capacità è una giustificazione che ci assolve dalla nostra scarsa motivazione, dalla nostra poca voglia di faticare. Nulla di male anche in questo, basta essere sinceri con noi stessi e consapevoli di tutte le opzioni alternative e di dove queste alternative possono portarci, perché la responsabilità è sempre, sempre, nostra.

Infine, in ogni sfida che hanno davanti, mostrate loro che l’elefante spaventoso che vedono esiste solo nella loro mente. La realtà è fatta di piccoli obiettivi quotidiani del tutto alla loro portata. In questo ricordatevi sempre che gli adulti siete voi, non cadete nella tentazione di mettervi sul loro stesso piano emotivo, in un conflitto alla pari. Persino quando vi sembrano forti, spavaldi e probabilmente più alti di voi, in una parte di loro sono ancora bambini che hanno bisogno di essere contenuti in un abbraccio, tenuti stretti e incoraggiati.

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